Tra Manila e le isole più lontane ci sono differenze di ritmo che si misurano in ore di barca, in cambi di marea, in strade che diventano sterrate dopo l’ultimo paese. Le Filippine funzionano bene quando smetti di pensare “una sola isola” e inizi a ragionare per piccoli archi: 3–4 giorni nello stesso posto, poi un trasferimento breve, poi di nuovo base fissa. È il modo più semplice per non passare metà vacanza in aeroporti secondari e porti.
Qui sotto trovi le mete che, per varietà e logistica, coprono quasi tutti i profili di viaggio: mare “da cartolina” (ma con regole), lagune e barriere coralline, surf e strade tranquille in scooter, città con storia e gite facili, isole minori con un passo più lento. Ho inserito anche indicazioni pratiche su stagioni, spostamenti, tempi realistici e gli errori tipici che rovinano le giornate migliori.
Quando andare alle Filippine: stagione secca, umidità e tifoni (senza semplificazioni)
In generale, la finestra più comoda è la stagione secca, spesso tra dicembre e maggio, con picco di stabilità tra gennaio e marzo. Detto così è vero, ma incompleto: l’arcipelago è enorme e alcune zone (soprattutto sul lato del Pacifico) possono avere piogge anche quando altrove c’è sole pieno.
Se vuoi massimizzare mare e barca, punta a un periodo con mare “piatto” nella zona che ti interessa. Per Palawan (El Nido, Coron) di solito rende bene tra fine inverno e primavera; per Siargao il discorso cambia perché il surf migliore cade spesso tra fine estate e autunno, quando però aumenta la probabilità di piogge e mare mosso. In aprile–maggio si sente di più il caldo: giornate bellissime, ma umidità alta e spostamenti più faticosi nelle ore centrali.
La stagione dei tifoni tende a concentrarsi tra giugno e novembre, ma non è una sentenza: può andare bene lo stesso, solo che serve elasticità (un’isola “cuscinetto”, un giorno libero, un piano B). In quei mesi, molte escursioni in barca vengono cancellate per sicurezza: meglio considerarlo prima di comprare voli interni troppo stretti.

Come arrivare e come muoversi: la regola d’oro è non incastrare i voli interni
Gli arrivi internazionali passano spesso da Manila o Cebu. Se puoi, atterra dove ti conviene per il primo tratto: partire dal posto “giusto” ti risparmia una notte di transito. Quando devi prendere un volo interno nello stesso giorno dell’arrivo internazionale, lascia margine: tra controlli, bagagli e traffico verso i terminal si può perdere tempo. Se qualcosa è incerto, dormire una notte e ripartire il mattino dopo è quasi sempre la scelta più solida.
Per spostarti tra le isole userai una combinazione di voli interni, traghetti veloci e barche. Sulle isole, invece, vincono i mezzi semplici: tricicli (i taxi locali), jeepney (trasporto pubblico economico, lento ma autentico), van condivisi per tratte turistiche e scooter dove ha senso. Su alcune isole lo scooter è comodo, ma non è “automatico”: strade bagnate, buche, cani e traffico senza regole richiedono prudenza. Se non sei a tuo agio, meglio van o triciclo: ti costa di più, ma ti salva la vacanza.
Per i requisiti di ingresso e la compilazione dei moduli digitali, le regole possono cambiare: conviene verificare a ridosso della partenza sui canali ufficiali. Un riferimento utile è la piattaforma eTravel: etravel.gov.ph.
Boracay: spiaggia perfetta, ma è un posto “regolato”
Boracay è piccola e molto concentrata: il tratto più famoso, White Beach, corre lungo la costa ovest con sabbia fine e acqua bassa che cambia colore con la luce del tardo pomeriggio. La prima volta che ci cammini, capisci subito perché ha costruito la sua reputazione: la spiaggia è lunga, continua, e la vita quotidiana gira tutta lì intorno, tra barche tirate a secco, scuole di sport acquatici e ristoranti con tavoli nella sabbia.
Il consiglio pratico è scegliere la zona in base a come vuoi vivere le giornate. La spiaggia viene spesso divisa in “stazioni” (una convenzione locale): verso la parte più centrale trovi più servizi e movimento; spostandoti lungo la costa l’atmosfera diventa più tranquilla. Se vuoi dormire bene, vale la pena stare a 5–10 minuti a piedi dalla riva: sei vicino a tutto, ma fuori dal rumore serale.
Attività: oltre ai classici sport acquatici (snorkeling, giri in barca, vela), Boracay funziona bene anche con un ritmo lento. La differenza la fa l’orario: al mattino presto la spiaggia è più “vuota”, la luce è piatta e l’acqua è spesso più calma; tra metà mattina e pomeriggio arrivano escursioni e gruppi. Se vuoi vedere il lato più piacevole, esci prima di colazione o poco dopo.
Logistica: si arriva di solito via Caticlan (più vicino) o Kalibo (più lontano, trasferimento più lungo). La parte “noiosa” è che Boracay ha procedure e regole ambientali che, in certi periodi, vengono applicate in modo più rigido. Porta con te le prenotazioni e considera che alcune attività possono essere limitate o riorganizzate dalle autorità locali.
Dove dormire a Boracay: se vuoi mare facile e servizi, resta nei dintorni di White Beach; se preferisci una base più tranquilla, spostati leggermente all’interno o verso le estremità della spiaggia.
Vedi le migliori soluzioni dove dormire a BoracayPalawan: El Nido e Coron, due basi diverse per lo stesso mare
Palawan è il nome che senti ripetere più spesso quando si parla di Filippine: lagune, scogliere calcaree, acqua trasparente e isole che sembrano appoggiate sul mare. In pratica, le due basi più comode per vivere “il meglio” sono El Nido e Coron, che non sono intercambiabili: cambiano le escursioni, i tempi di trasferimento e anche il tipo di giornata.
El Nido è la scelta classica per le lagune e i giri in barca tra isolotti ravvicinati. Le escursioni sono spesso organizzate su “tour” con tappe fisse: laguna, spiaggia, snorkeling, pranzo in barca. È bellissimo, ma non sempre “silenzioso”: se vuoi evitare l’effetto folla, prenota una barca privata o scegli tour che partono presto. Un dettaglio che fa differenza è la maschera: se ne hai una che calza bene, portala, perché l’attrezzatura standard può essere molto basica.
Coron ha un’identità più legata allo snorkeling profondo e alle immersioni: qui ci sono relitti e fondali interessanti, oltre a laghi interni scenografici. Anche in questo caso le uscite in barca sono il cuore del viaggio; quando il vento alza onda, alcune rotte possono saltare o cambiare, quindi conviene avere almeno 3 giorni pieni sul posto per non giocarsi tutto su una sola escursione.
Tra El Nido e Coron ci si sposta con traghetti o speedboat (orari e frequenze possono variare). Se il tuo itinerario è breve, meglio scegliere una base sola e farla bene: Palawan premia chi non corre. Per informazioni aggiornate sulle aree e sulle regole locali, un punto di partenza è il portale turistico nazionale: philippines.travel.
Dove dormire a El Nido: vicino al centro hai ristoranti e partenze facili per i tour, ma più rumore; lungo la costa (spostandoti con triciclo) trovi strutture più tranquille e spesso con accesso al mare.
Vedi le migliori soluzioni dove dormire a El NidoDove dormire a Coron: la zona città è pratica per moli e servizi; se vuoi più quiete valuta strutture fuori dal centro, considerando però i tempi in triciclo per rientrare la sera.
Vedi le migliori soluzioni dove dormire a CoronSiargao: surf, strade lente e giornate che si allungano
Siargao è l’isola che molti associano al surf, e non a torto: Cloud 9 è un nome che torna ovunque e l’energia del posto ruota intorno alle maree, alle onde e ai tempi lenti di chi si sposta in scooter. Anche se non surfi, Siargao ha un tipo di “vacanza facile” che funziona: strade costiere, soste brevi, un bagno quando capita, poi di nuovo via.
La base più comoda è spesso General Luna, dove trovi ristoranti, noleggi e uscite organizzate. Da qui puoi muoverti verso spot più tranquilli o fare escursioni in barca alle isolette vicine (itinerari e condizioni dipendono dal mare). Il bello di Siargao è che non serve riempire le giornate: se lasci spazio, finisci per trovarti in una spiaggetta laterale all’ora giusta, con luce morbida e poca gente.
Se guidi lo scooter, porta attenzione dopo un acquazzone: alcune strade diventano scivolose e le pozze nascondono buche. Casco sempre, anche per tragitti brevi. Se non vuoi guidare, i tricicli sono ovunque: contratta prima la tariffa e chiarisci se è “solo andata” o andata e ritorno.
Dove dormire a Siargao: General Luna è pratica e vivace; se vuoi silenzio, scegli strutture qualche chilometro fuori e considera che la sera ti muoverai in triciclo o scooter.
Vedi le migliori soluzioni dove dormire a SiargaoCebu: città come base, poi Moalboal e le cascate (con tempi realistici)
Cebu è spesso un nodo di transito, ma può diventare una base intelligente se vuoi alternare mare, gite e un minimo di storia. Cebu City ha luoghi simbolici legati all’arrivo degli spagnoli, tra cui la Basilica del Santo Niño e il Forte San Pedro. Non è la parte “più bella” delle Filippine, però aiuta a dare contesto: ti fa capire quanto l’arcipelago sia stato attraversato e trasformato.
Per il mare vero, molti si spostano sulla costa sud-ovest verso Moalboal, che è diventata una delle basi più comode per snorkeling e immersioni, anche perché non richiede per forza barche lunghe: in alcuni punti il fondale scende vicino alla riva. Da Moalboal puoi organizzare gite alle cascate interne. Qui la regola è semplice: non sottovalutare le distanze. Le strade sono lente e il traffico pesa; una tratta che sulla mappa sembra breve può diventare lunga nella pratica.
Se vuoi includere esperienze molto richieste (come nuoto con animali marini), verifica bene regole e condizioni sul posto e valuta se è coerente con il tuo modo di viaggiare. In alcune aree l’afflusso turistico è alto e l’esperienza può essere meno “naturale” di quanto sembri nelle foto.
Dove dormire a Cebu: Cebu City è comoda per voli e servizi; se il tuo obiettivo è il mare, valuta una base direttamente a Moalboal o in località costiere, così non perdi tempo in avanti e indietro.
Vedi le migliori soluzioni dove dormire a CebuBohol e Panglao: spiagge, colline e gite facili in giornata
Bohol è una buona idea se vuoi un’isola “ordinata”, con spostamenti relativamente semplici e attrazioni diverse tra loro. Il mare si concentra spesso su Panglao, collegata a Bohol e piena di strutture e ristoranti. Qui la spiaggia è una scelta pratica: mare facile, partenze per gite, serate senza troppa logistica.
Nell’interno trovi le Chocolate Hills (colline tonde che cambiano colore con la stagione) e altri punti panoramici. Anche qui conta l’orario: arrivare presto ti evita gruppi e caldo. Se inserisci una gita naturalistica, informati su tempi e regolamenti: alcune attività dipendono dal livello dell’acqua o dalle condizioni meteo, quindi è meglio non incastrarle nell’unico giorno disponibile.
Dove dormire a Panglao (Bohol): è la base più comoda se vuoi mare e servizi; se preferisci un’atmosfera meno turistica, considera una base più interna, sapendo però che la sera avrai meno scelta per mangiare e muoverti.
Vedi le migliori soluzioni dove dormire a PanglaoCamiguin: isola piccola, vulcani e sorgenti termali
Camiguin è una di quelle isole che piacciono a chi è già passato dalle mete più note. È piccola, verde, con un profilo vulcanico che cambia l’aria: la sera scende fresco più facilmente e l’atmosfera è meno “resort”, più locale. Le cose da fare girano intorno a punti panoramici, sorgenti termali e brevi escursioni nella natura. Non è un posto da “fare a checklist”, è un posto da vivere con calma, magari con un giro in scooter e soste non programmate.
Apo Island: snorkeling serio (ma la base è altrove)
Apo Island è spesso citata per la vita marina, e ha senso: è una meta forte per snorkeling e immersioni, con buone probabilità di vedere tartarughe. La cosa importante è capire che di solito non è la base principale di un itinerario: ci si arriva in giornata o con breve pernottamento passando da una località d’appoggio (dipende dalle rotte disponibili e dalla stagione). Il mare qui detta legge: se c’è onda, l’uscita cambia o salta. Programma l’escursione nei primi giorni della tua permanenza in zona, così hai margine per riprovare.
Siquijor: strade costiere, spiagge piccole e un passo diverso
Siquijor è un’isola che spesso sorprende proprio perché non urla. Il giro costiero è facile, le spiagge sono più “a pezzi” che infinite, e ci sono angoli dove ti ritrovi quasi da solo se esci dagli orari centrali. È una buona tappa se vuoi staccare dopo mete più dense come Boracay o dopo un blocco di escursioni in barca a Palawan.
Qui funzionano bene giornate semplici: scooter la mattina presto, una sosta per un bagno, poi un rientro con calma. La sera è tranquilla e spesso si cena presto. Se cerchi movida, non è il posto più adatto; se cerchi ritmo lento, è una scelta solida.
Itinerari realistici: 10–14 giorni senza correre
10 giorni: scegli due basi. Esempio pratico: 4 notti Palawan (El Nido oppure Coron) + 4 notti Siargao (General Luna) + 2 notti tra Cebu City e spostamenti. In questo schema non “vedi tutto”, ma vivi davvero i posti e hai margine se una barca viene cancellata.
14 giorni: puoi aggiungere una terza isola senza spezzare troppo. Un’idea: 5 notti Palawan (meglio una base sola), 4 notti Bohol/Panglao, 4 notti Siargao, 1 notte di rientro a Cebu o Manila. Se vuoi includere Boracay, considera che è un blocco a sé: 3–4 notti funzionano bene, ma non infilare Boracay “di corsa” in mezzo a trasferimenti lunghi.
Consigli pratici: dettagli piccoli che cambiano le giornate
Contanti: fuori dalle città e dai centri più turistici, il contante serve. Preleva quando puoi e non aspettare l’ultimo momento, soprattutto prima di isole piccole.
Orari delle barche: gli orari possono variare per mare e meteo. Quando hai un trasferimento importante, evita di legarlo a una coincidenza stretta con un volo.
Escursioni in barca: prenotare sul posto spesso funziona, ma in alta stagione le opzioni migliori finiscono. Se hai una data “unica”, valuta di prenotare con un minimo di anticipo. Per idee e attività organizzate, puoi guardare anche qui: GetYourGuide.
Errori da non fare: quelli che si pagano con ore buttate
Fare tre isole in una settimana: sembra efficiente, ma spesso significa vedere aeroporti e moli più che spiagge.
Comprare voli interni troppo stretti: un ritardo piccolo diventa un domino, soprattutto se devi cambiare terminal o riprendere un traghetto.
Sottovalutare il sole: la combinazione di umidità e riflesso sull’acqua brucia in fretta. Protezione alta e costanza, non solo “quando ti ricordi”.
Cosa mettere in valigia: essenziale, ma pensato per isole e trasferimenti
Porta capi leggeri che asciugano in fretta, una felpa sottile per aria condizionata e traversate serali, sandali che possano bagnarsi, una protezione solare alta e un repellente. Se fai molte barche: sacca impermeabile, una maglietta tecnica di ricambio e, se puoi, una maschera che calza bene. Nei mesi più piovosi aggiungi una giacca leggera antipioggia e protezioni per telefono e documenti.
Ultimo dettaglio: scegli due isole e vivile davvero
Le Filippine danno il meglio quando lasci spazio ai tempi morti: una mattina senza programma, un trasferimento fatto senza ansia, una spiaggia scelta per luce e non per “fama”. Se mi dici quanti giorni hai e che tipo di mare cerchi (barca, surf, relax), l’itinerario diventa molto più semplice da incastrare.